Monitoraggio ottimale dei mammiferi nelle Prealpi Giulie (Progetto MOM-PG)
“Monitorare l’invisibile”: protocolli innovativi per lo studio dei mammiferi elusivi nelle Prealpi Giulie

Il Progetto MOM-PG, nato dalla collaborazione tra Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie e Università di Trieste e finanziato dal National Biodiversity Future Center, ha avuto l’obiettivo di sviluppare protocolli di monitoraggio in grado di stimare con precisione la consistenza delle popolazioni di mammiferi elusivi (specie che, per comportamento, abitudini o caratteristiche fisiche, tendono a sfuggire all’osservazione diretta da parte dell’uomo). Il progetto si è svolto tra il 2024 e il 2025 attraverso tre metodi principali di campionamento: fototrappole, tubi nido per roditori arboricoli e catture a vivo di micromammiferi terricoli.
Il monitoraggio tramite fototrappole è stato strutturato su 104 transetti, distribuiti in differenti tipologie ambientali (boschi di conifere, faggete, praterie alpine, aree ripariali e zone urbane). Ogni transetto comprendeva due fototrappole distanti 100 metri, una delle quali associata a un attrattivo alimentare. L’intero sistema ha generato 5289 notti-trappola, permettendo di registrare 18 specie diverse: dai grandi erbivori come cervi e camosci, ai carnivori di media taglia come sciacallo dorato, volpe e mustelidi (tasso, faina, martora, puzzola europea), fino a piccoli roditori, tra cui topi selvatici, arvicole, ghiri e moscardini. Particolarmente significativo è stato il rilevamento della lontra, specie rarissima in Italia, osservata in due occasioni.
Parallelamente sono stati installati 400 tubi nido, collocati in 80 transetti da 5 tubi ciascuno, distanziati di 20 metri. Le aree interessate comprendevano boschi di conifere, faggete e arbusteti. I tubi nido simulano cavità naturali e favoriscono la nidificazione del moscardino, piccolo roditore arboricolo legato agli ambienti del sottobosco. Nel corso del progetto sono stati individuati nidi in 16 siti e in 5 casi è stato osservato anche l’animale all’interno, consentendo di stimare tassi di occupazione in diverse tipologie ambientali.
Il terzo metodo ha riguardato la cattura a vivo dei micromammiferi terricoli. Sono stati predisposti 64 transetti, ciascuno formato da 10 trappole distanziate di 10 metri, in sovrapposizione alle aree delle fototrappole, tra settembre e ottobre 2024. Le trappole, dotate di uno scomparto con esca (miscela di burro d’arachidi, farina e avena) e materiale per il riparo termico, consentono di catturare e rilasciare gli animali dopo marcatura individuale. A questo si sono aggiunte 6 griglie 10x10 nella Riserva naturale della Val Alba, attive sia nel 2024 che nel 2025. Le catture a vivo hanno permesso di identificare 10 specie, tra cui il topo selvatico dal collo giallo, il ghiro, l’arvicola rossastra e sei specie di soricidi, importanti in quanto insettivori indicatori della qualità degli ecosistemi.

Moscardino in letargo_ph Alessio Mortelliti UNITS
L’insieme dei dati raccolti costituisce la base per sviluppare protocolli di monitoraggio robusti, capaci di definire con precisione lo sforzo necessario (numero di trappole, durata del campionamento) per rilevare la presenza delle specie con alta affidabilità e per individuare eventuali cali demografici nel tempo, migliorando così la potenza statistica dei programmi di conservazione. Il progetto fornisce inoltre un modello operativo standardizzato e replicabile in altri contesti italiani.
Una parte fondamentale dell’iniziativa ha riguardato il coinvolgimento educativo delle scuole primarie e secondarie di Resia e Chiusaforte: gli studenti hanno partecipato alle attività di campo, sperimentando l’uso dei diversi strumenti di monitoraggio e avvicinandosi concretamente al mondo dei mammiferi che popolano le valli del Parco. Questa dimensione divulgativa ha rafforzato la consapevolezza locale sulla biodiversità e sul valore della ricerca scientifica applicata alla conservazione.
Testo a cura di:
Alessio Mortelliti, Gaia Butini, Maddalena D’Antiga, Stefano Tolusso, Giovanni Zanfei -
Dipartimento di Scienze della Vita, Università degli Studi di Trieste
L'articolo è disponibile a pagg. 4-5 del notiziario La Voce del Parco n. 2-2025
L'articolo di lancio del progetto è disponibile a pagg. 8-9 del notiziario La Voce del Parco n. 1-2024